sommario
EDITORIALE
di Riccardo Cascioli
PRIMO PIANO
Una Regola per fare esperienza di Dio
L’alba del monachesimo tra eremo e cenobio
di Renato Mambretti
Una sapienza antica per l’uomo di oggi
di Luisella Scrosati
La disciplina dei pensieri
di Katharina Stolz
La misura del tempo
di Marco Sermarini
La cultura della Parola
di Luisella Scrosati
Stabilitas loci
di Massimo Lapponi
BIOETICA
Un essere speciale
di Tommaso Scandroglio
CRISTEROS / 1
Messico 1926-1929. La Cristiada
di Giovanni Formicola
CRISTEROS / 2
In difesa della fede
di Stefano Fontana
LETTURE
L’apologetica non va in vacanza
STORIA
Un miracolo all’origine della Basilica Liberiana
di Maria Bigazzi
SANTUARI
La Regina degli Angeli nel cuore delle Murge
di Costanza Signorelli
SPIRITUALITÀ
Prendi la tua croce
di Stefano Bimbi
Editoriale
Padre Cirillo
di Riccardo Cascioli
Era l’estate 1980, Norcia era stata gravemente danneggiata pochi mesi prima da un violento terremoto e si cercava di avviare dei lavori di ricostruzione. Fu in quel contesto che mi ritrovai per alcuni mesi a risiedere nella patria di san Benedetto come parte di un progetto di solidarietà. Ma di quel periodo l’unica cosa vissuta veramente significativa fu l’incontro con una particolare comunità di monaci benedettini.
Erano cinque cecoslovacchi, arrivati a Norcia all’inizio degli anni ’50 in fuga da Praga dopo l’avvento del regime comunista che aveva lanciato una dura persecuzione anti-cattolica. Il loro monastero di Emmaus era stato tra gli obiettivi più colpiti e tutti i monaci si dispersero per l’Europa; tra questi i cinque che, varcata la frontiera dell’Italia, si diressero verso la città natale del loro fondatore. Qui trovarono un ex convento francescano con annessa chiesa, ormai tutto diroccato, fuori dalle mura della città vecchia di Norcia, e si misero a ricostruirlo con le loro mani.
Ci misero qualche anno, ma quando li conobbi nel 1980, non solo chiesa e monastero non mostravano alcun segno di rovine passate, ma all’interno dell’area monastica era stato costruito anche un laboratorio di erboristeria e un forno per i lavori in ceramica. E quei benedettini erano diventati una presenza conosciuta e amata a Norcia, soprattutto il loro priore padre Cirillo Stavĕl, instancabile nel servizio alle persone più fragili della città ma anche nel tenere i rapporti con la Cecoslovacchia, aiutando anche dei giovani aspiranti monaci ad attraversare la Cortina di Ferro.
Non appena crollò l’impero sovietico, padre Cirillo e i suoi monaci tornarono immediatamente a Praga per ricostruire il loro monastero di Emmaus. Purtroppo venni a sapere successivamente che padre Cirillo, uno dei santi che nella mia vita ho avuto la grazia di incontrare, non appena tornato nel monastero di Emmaus scoprì un tumore che lo ha portato di fronte a Dio già nell’ottobre 1990.
Perché racconto questo? Perché nel primo piano di questo mese, dedicato al monachesimo benedettino, ho riletto nei quattro pilastri della Regola di san Benedetto particolarmente urgenti per i cattolici di oggi l’esperienza vissuta in quei mesi. Ovvero l’aver visto e toccato cosa significhi vivere pienamente nel mondo ma non essendo del mondo; l’aver sperimentato una capacità di godere appieno delle cose del mondo proprio perché si è consapevoli che tutto è preparazione alla vita eterna. E quindi l’aver capito che tutte le “regole” acquistano un vero senso se nascono dall’unione intima e personale con il Signore, e se a questa unione sono finalizzate.
Per questo l’esperienza del monachesimo è costitutiva della realtà della Chiesa, per questo ha un valore perenne. Essa ci suscita quella nostalgia di Dio che corrisponde al cuore di ogni uomo.

