sommario
EDITORIALE
di Riccardo Cascioli
PRIMO PIANO
La lezione della Sagrada Familia per le chiese di oggi
Gaudí, il poeta della pietra e della fede
di Maria Gloria Riva
Un edificio che ci edifica
di Giuseppe Barzaghi
Perché le chiese moderne sono brutte
di Andrea Pacciani
Torreciudad, un esempio virtuoso
di Ciro Lomonte
TEOLOGIA
Contro Maestro Ciliegia
di Stefano Bimbi
DOTTRINA SOCIALE
Quanti equivoci sul “popolo”
di Stefano Fontana
MORALE
La virtù sta nel mezzo
di Tommaso Scandroglio
STORIA
Margherita, una regina cattolica
di Giorgio E. Cavallo
SANTUARI
Madonna della Roccia di Belpasso
di Ermes Dovico
ANNIVERSARIO
Don Divo Barsotti: il primato dell’azione divina
di Luisella Scrosati
SPIRITUALITÀ
L’adorazione è il termometro dell’amore
di Dino Nogavi
Editoriale
Non sono solo pietre
di Riccardo Cascioli
Credo sarà capitato a tutti di conoscere persone, che normalmente non vanno a messa, e che dicono però che di tanto in tanto entrano in una certa chiesa «perché lì si prega bene».
Così pure accade che coppie che non vanno mai in chiesa per il loro matrimonio cercano però una chiesa “bella”. E ovviamente, in un caso e nell’altro, quella chiesa è medievale o comunque antica. Tipicamente la reazione è quella di ascoltare con sufficienza certe dichiarazioni, espressione di una spiritualità emotiva, istintiva, che non ha molto a che fare con una vera esperienza di fede. Eppure…
Eppure questa esperienza elementare ci dice quanto sia importante l’architettura sacra, quanto sia importante il modo di costruire una chiesa, perché la fede si comunica anche attraverso le pietre. E chiunque può percepire fisicamente la sacralità di uno spazio, chiunque percepisce una bellezza che attrae, chiunque comprende che alcuni luoghi spingono e aiutano alla preghiera mentre altri la rendono difficoltosa e la scoraggiano. Quando si entra in una chiesa che già dall’esterno si fa fatica a riconoscere come tale, organizzata all’interno come un’aula per assemblee, con un’acustica che fa rimbombare tutto e rende difficile distinguere le parole del prete o del lettore anche se pronunciate al microfono, non si può non sentire il desiderio di uscire il prima possibile. Tragicamente, questa è la caratteristica comune alle chiese moderne.
Si dirà: sì, ma Gesù sacramento è lì, se credi che sia una presenza reale dovrebbe bastare questo per spingerti a sostare in preghiera. È vero ma fino a un certo punto: se uno vuole incontrare un amico per parlare, non va in un locale dove c’è musica assordante, sceglie un bar dove sia possibile avere un po’ di riservatezza oppure un luogo all’aperto lontano dai rumori. L’amico è sempre lo stesso, la sua presenza è reale, ma solo in alcune condizioni ambientali è possibile parlargli e ascoltarlo. Così è per la preghiera e l’adorazione.
Le chiese medievali, gotiche o romaniche che siano, hanno esattamente questa caratteristica: favoriscono la preghiera perché nascono a loro volta dalla preghiera, testimoniano la fede proprio perché è la fede che le ha costruite e ogni dettaglio della chiesa – dalla posizione alla luce, dalle sculture agli affreschi, dal modo di costruire l’altare allo spazio del tabernacolo – esprime questa fede.
Antoni Gaudí è il grande esempio moderno di questa spiritualità e per questo la Sagrada Familia di Barcellona attrae così tante persone e spinge alla conversione, come è accaduto per l’architetto giapponese Etsuro Sotoo, che ha proseguito il lavoro di Gaudí.
Ricordare il grande architetto spagnolo a cento anni dalla morte significa riconoscere anzitutto che una esperienza di fede integrale, che informa di sé ogni dettaglio della vita, è possibile ancora oggi; significa desiderare di vivere la bellezza della fede con la stessa intensità; significa ripensare il modo in cui oggi vengono pensate, progettate e costruite le chiese.

