sommario

EDITORIALE

di Riccardo Cascioli

PRIMO PIANO

Credere senza la Chiesa

Separati dalla Verità

di Luisella Scrosati 

L’eresia al potere, una catastrofe anche sociale
di Stefano Fontana 

La fede vissuta presuppone la fede creduta
di Giulio Meiattini

La battaglia di Chesterton in difesa dell’ortodossia
di Fabio Trevisan

SANTUARI

Rosa Mistica e Madre della Chiesa 
di Stefano Chiappalone

BIBBIA

San Pietro, sommo sacerdote della Nuova Alleanza
di Alban Cras

BIOETICA

Aborto, il male più grande
di Tommaso Scandroglio

SOCIETÀ

Senza famiglia non c’è cultura della vita
di Francesco Giordano

STORIA

1796, gli occhi di Maria su Napoleone
di Giorgio Enrico Cavallo

LITURGIA

I simboli della Quaresima
di Marco Begato

SPIRITUALITÀ

Sradicare il “difetto dominante”
di Stefano Bimbi

Editoriale

Il caso serio

di Riccardo Cascioli

Riccardo Cascioli

Negli ultimi decenni è entrata nell’immaginario collettivo dei cattolici l’idea che la dottrina sia un ostacolo alla fede cristiana, un indebito freno a vivere pienamente la libertà e la bellezza della vita cristiana. È anche il riflesso della cultura dominante laddove nel parlare comune “eretico” è diventato addirittura un attributo positivo, perché indica la trasgressione e con essa l’affermazione dell’uomo contro le regole che lo opprimono.
Quando poi da autorevoli cattedre si è cominciato a stigmatizzare i “rigidi” e a giudicare «non cristiani» quanti «scagliano verità e formule dottrinali come pietre», tale idea si è consolidata. E di pari passo ai vertici della Chiesa si sono cominciate a considerare discutibili non semplicemente alcune scelte pastorali ma le stesse verità che nei secoli precedenti sono state definite solennemente.
In altre parole è stata creata una separazione artificiale tra Gesù Cristo e le verità rivelate, tra il Signore e la Sua Chiesa, tale che non solo è comune sentire espressioni del tipo «credo in Dio ma non nella Chiesa», ma anche tra chi frequenta le chiese è usuale l’atteggiamento del tipo «seguo la Chiesa a modo mio».

In una tale situazione di “liquidità” potrebbe dunque sembrare anacronistico o comunque incomprensibile porre a tema l’eresia, come facciamo nel Primo piano di questo numero della Bussola Mensile. Questa presuppone infatti che ci siano delle verità di fede da credere e a cui aderire, verità che non sono soggette a cambiamenti a seconda delle culture e delle mode teologiche.
In realtà parlare di eresie è un modo non solo per parlare delle verità rivelate, ma per capire anche quanto sia seria la questione, quanto la verità di Dio sia decisiva per la nostra vita e per la storia dell’umanità. Esemplare da questo punto di vista il brano dei padri del deserto riportato all’inizio dell’articolo di padre Giulio Meiattini, laddove il monaco Agatone è disposto a confessare qualsiasi peccato gravissimo gli venga provocatoriamente contestato, ma rifiuta fermamente di confessarsi eretico: «L’eresia è separazione da Dio e io non voglio essere separato da Dio».
Ciò che oggi facciamo fatica a comprendere è proprio quanto sia grave essere separati da Dio. Siamo immersi in una cultura che ha cancellato l’orizzonte trascendente, che si illude che tutto si giochi in questa vita, che non concepisce più cosa significhi vivere nella prospettiva dell’eternità. Siamo arrivati al punto di voler manipolare le verità rivelate da Dio in Gesù Cristo per accordarle ai nostri comodi, non crediamo davvero che l’ultimo giorno dovremo rendere conto a Dio della nostra vita.
Comprendere cosa sia l’eresia, cosa significhi per la nostra vita e per il nostro rapporto con gli altri, quali conseguenze abbia nella società e perfino nelle relazioni internazionali, ci deve aiutare ad amare ancora di più la Verità, a voler essere sempre uniti a Dio.